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PIANO DI OFFERTA FORMATIVA 2025/2026

1. Premessa e patto educativo di corresponsabilità pedagogica

Il Ramo d’Oro fonda i suoi principi sulla pedagogia di Rudolf Steiner, e sulle modalità di insegnamento della “Libera Scuola Waldorf”, fondata dallo stesso Steiner e dall’imprenditore Emil Molt nel 1919 a Stoccarda.

La pedagogia steineriana è basata su una precisa concezione dell’essere umano, esposta da Steiner nei suoi scritti fondamentali e nelle conferenze pubbliche da lui tenute nel corso della sua vita. L’approccio conoscitivo di Steiner è fenomenologico, e prende il nome di “Scienza dello Spirito”; la concezione dell’uomo e del mondo prende il nome di Antroposofia, ossia saggezza relativa all’essere umano. Con questo nome si intenda una concezione fenomenologica che osserva l’uomo nel suo essere complessivo di corpo, anima e spirito, e la scienza dello spirito indaga le relazioni immanenti a questi tre ambiti di esistenza dell’uomo. Le modalità di insegnamento, sia nell’asilo, sia nelle classi elementari e medie, si sviluppano a partire da questa concezione antropologica del bambino, e dalle sue fasi di sviluppo. La pedagogia steineriana è dunque una pedagogia delle età evolutive del bambino.

L’osservazione del bambino e delle sue fasi evolutive (nel corpo, nell’anima e nello spirito) deve quindi guidare i maestri e gli insegnanti ad elaborare una didattica ed un piano di studi che possa essere di sostegno al bambino in ogni sua fase evolutiva.

Tuttavia ogni bambino procede nel suo cammino di sviluppo secondo modalità che sono proprie a lui stesso, individuali e specifiche rispetto ad ogni altro bambino. Ogni essere umano è una specie a sé stante, soggetta a leggi autonome e individuali di sviluppo e crescita. Il piano di studi dovrà perciò tenere conto di questo fondamentale principio pedagogico, e sostenere il bambino sia individualmente, sia nel gruppo classe.

A questo riguardo la pedagogia steineriana prevede una didattica dedicata a bambini che richiedono ulteriori specifiche attenzioni, sia sul piano cognitivo, sia su quello comportamentale e di sviluppo. La pedagogia curativa costituisce un fondamentale ambito pedagogico di sostegno in ogni scuola che decida di accogliere bambini con difficoltà nello sviluppo, e deve essere integrata nella scuola e lavorare al fianco della pedagogia tradizionale. In questo senso sotto un certo aspetto ogni pedagogia è pedagogia curativa, e ogni pedagogia curativa è sempre pedagogia tout court.

L’altro pilastro di ogni scuola che si ispiri alla pedagogia steineriana è costituito dal lavoro attivo e partecipe delle famiglie.

In primo luogo le famiglie devono essere costantemente accanto ai maestri nel sostenere a casa il lavoro pedagogico con i loro figli. Maestri e genitori lavorano insieme per guidare i bambini nel loro percorso di crescita. La pedagogia steineriana richiede infatti un continuo lavoro di autoeducazione dell’adulto di riferimento, al fine di essere in grado di sostenere il fanciullo nel suo percorso scolastico, non solo sul piano didattico, ma anche su quello genuinamente pedagogico, il più importante. Molte sono infatti le prove che il fanciullo deve superare durante gli anni della scuola, e solo se gli adulti sono in un percorso di autoeducazione potranno aiutarlo e stargli al fianco.

In secondo luogo i genitori costituiscono l’anima della scuola con la loro presenza attiva e il loro lavoro, organizzando le feste dell’anno, costituendo gruppi di lavoro che, dietro la direzione dei docenti, possano far crescere la scuola. Una scuola che si ispira alla pedagogia steineriana, ma che sia priva dell’apporto sopra indicato delle famiglie, non ha luogo di esistere, in quanto il progetto pedagogico si fonda sul principio di corresponsabilità educativa genitori insegnanti, e deve essere sottoscritto in piena coscienza dalle parti coinvolte.


 

“Il patto educativo”

Nelle tappe che precedono l’iscrizione viene fornito ai genitori il POF della scuola. In ottemperanza al DPR 235/2007, la scuola sottoscrive con la famiglia un patto educativo di corresponsabilità che impegna entrambi al rispetto e all’ottemperanza più propriamente estese nel regolamento d’istituto. Tale patto s’intende accettato dalla famiglia al momento dell’iscrizione dell’alunno.

2. Il nostro piano dell'offerta formativa

Il presente progetto è il documento su cui si fonda l’attività pedagogica e didattica della scuola primaria Il ramo d’oro. Il sistema educativo qui proposto ha caratteristiche peculiari quanto alla metodica di insegnamento e alla didattica.

Tale documento costituisce inoltre il quadro generale di riferimento al cui interno si dovrà articolare l’intera gestione e organizzazione della scuola: negli interventi di carattere pedagogico, nella programmazione didattica, nella formazione del regolamento scolastico e nelle attività organizzative e amministrative.

3. Linee generali dell'antropologia pedagogica di Rudolf Steiner e sue applicazioni

Alla base della pedagogia steineriana vi sono un’antropologia e una psicologia evolutiva, così come contenute nel testo base “Antropologia generale” di Rudolf Steiner (1919). La pedagogia di Rudolf Steiner parte dalla premessa che ogni essere umano è composto di corpo, anima e spirito. L’essere umano è quindi cittadino di tre mondi diversi: con il suo corpo appartiene al mondo fisico, direttamente percepibile attraverso i sensi; con la sua anima, si costruisce un mondo interiore fatto di esperienze personali, che gli permette di relazionarsi con il mondo esterno e che si esprime sotto forma di pensiero, sentimento e volontà; attraverso lo spirito o l’Io, il mondo si rivela all’individuo nella sua natura reale e completa. Il processo di evoluzione e di individualizzazione di ogni singolo uomo è essenzialmente quello in cui lo spirito individuale, l’Io, cerca di formarsi un contenitore fisico in cui poter vivere e sperimentare il mondo e tramite il quale potersi esprimere. Tutto lo sviluppo umano può essere visto come l’interazione, all’interno di ogni persona, tra il nucleo spirituale che vuole esprimersi appieno e l’organismo ereditato, che deve essere individualizzato. Il corpo deve prima diventare una casa per l’anima e per lo spirito, con porte e finestre aperte sul mondo; poi dovrà diventare il mezzo attraverso il quale l’individuo si rapporta con il mondo, all’interno di un contesto sociale, culturale e ambientale. Per questo il compito centrale della nostra pedagogia è quello di rafforzare l’Io, il nucleo spirituale di ogni individuo, facilitandone l’incarnazione nell’organismo fisico, nei suoi ritmi e nei suoi processi, aiutandolo così a sviluppare facoltà con cui esprimere se stesso, mettendolo in grado di relazionarsi con il mondo e le altre persone, in modo socialmente fruttuoso. Il lavoro dell’educatore va quindi in due direzioni opposte: da un lato dall’alto verso il basso, sostenendo l’incarnazione dell’Io dell’allievo, dall’altro dal basso verso l’alto, stimolando le competenze che permettano all’essere umano in divenire di trovare un collegamento con lo spirito, in un percorso che questi sia in grado di guidare sempre più responsabilmente in prima persona. Partendo però dal presupposto che, come Rudolf Steiner afferma, l’educazione è, in ogni età della vita, autoeducazione, l’insegnante si pone essenzialmente come facilitatore di questo processo, offrendo per quanto possibile l’ambiente migliore perché ciò possa avvenire. Può fare questo al meglio se conosce profondamente l’essere umano nelle sue parti costitutive e le leggi che ne regolano lo sviluppo.

Antropologia ed elementi di pedagogia

La pedagogia di Rudolf Steiner riconosce tre fondamentali fasi di sviluppo, o settenni, nelle quali l’educatore ricopre, pur in maniera differenziata, un ruolo fondamentale: dalla nascita a 7 anni, il periodo prescolastico; da 7 a 14 anni, quello del ciclo I-VIII; da 14 a 21 anni, quello principalmente della scuola superiore. Ognuna di queste fasi presenta significative e specifiche caratteristiche nella maturazione fisica, psicologica e spirituale dell’essere umano. Alla nascita, l’Io è attivo soprattutto nel corpo fisico. A circa sette anni, alcune delle forze che erano attive alla formazione degli organi, diventano gradualmente superflue per le loro funzioni organiche e si emancipano dall’organismo fisico. Sono perciò disponibili per aiutare la comparsa di una vita interiore individuale e particolarmente per supportare il processo di formazione di immagini mentali e di costituzione della memoria, fattori entrambi essenziali all’apprendimento. All’arrivo della pubertà, le attività dell’anima, che finora sono state integrate nei processi degli organi fisici e di conseguenza nei processi vitali, iniziano ad emanciparsi. L’Io diviene attivo nell’anima, aiutando il giovane a formulare giudizi, a formarsi dei concetti indipendenti e a dirigere gradualmente il proprio comportamento secondo intenzioni coscienti, motivate da ideali. In questo periodo emergono al contempo quelle facoltà dell’anima che si esprimono come forza di fantasia.

Nel I settennio il bambino impara principalmente attraverso l’imitazione ed il gioco; assorbe e fa proprie le esperienze fatte in modo inconscio, non essendo ancora in grado di discriminare e di difendersi: sensazioni, stimoli di varia natura, parole, penetrano nella sua interiorità, plasmandolo fin nel suo intimo. Ciò che educa e forma il bambino, lasciando una profonda traccia nel suo linguaggio, nei suoi sentimenti, nel suo modo di pensare e di agire, sono il gesto esteriore e l’atteggiamento interiore delle persone che lo circondano. Fondamentale è anche un ambiente sicuro, amorevole e strutturato, in cui le attività possano realizzarsi in un contesto pieno di significato, in cui si possano stabilire buone abitudini di comportamento, quali la memoria, la devozione, l’ordine, l’ascolto e il godere del mondo naturale. A questa età il gioco è un’attività seria e vitale; attraverso di esso si coltivano doti di creatività, immaginazione ed iniziativa. Particolare importanza viene inoltre data a tutte quelle attività ed esperienze che permettono ai bambini di sviluppare le proprie facoltà sensoriali, favorendo così una sana percezione di sé e del mondo circostante, qualità fondamentali per ogni futuro apprendimento. Le esperienze visive, sonore, olfattive, tattili, di movimento, di linguaggio portate con calore e gioiosa vitalità, accompagnano un sano processo di crescita. Nella scuola dell’infanzia l’attività dell’insegnante consiste sì nell’accurata preparazione dell’ambiente in cui il bambino è accolto, ma questa attività è soprattutto di carattere interiore e si esplica coltivando un’attenzione calma e premurosa, che comprenda anche il giusto tono di voce e i giusti gesti, in modo tale che il bambino possa sentirsi sicuro e libero di esprimersi. La presenza dell’insegnante come sostegno e la sua prontezza di spirito sono ciò di cui il bambino piccolo ha più bisogno.

Ciò che nel bambino piccolo si fondava sull’imitazione, nel II settennio, si trasforma in uno sperimentare interiore. Le forze d’imitazione, date dalla natura, svaniscono, la direzione viene ora data da ciò che una personalità amata, un’autorità riconosciuta dal bambino, descrive, pensa e insegna; questa autorità è il punto di riferimento dell’apprendimento fino alla pubertà. Il bambino in età scolare presume che il mondo possa essere esplorato, sperimentato e scoperto e vuole sapere che il mondo è interessante, bello ed ordinato all’interno di un tutto integrato. È compito dell’insegnante quello di aprire agli allievi le porte al mondo, non in modo intellettuale, ma attraverso il sentimento e la volontà, di accompagnare il bambino in un percorso creativo che lo porti a “vivere” i processi dell’apprendimento e creare abilità e consapevolezze. Ne risulta un insegnamento “artistico”, perché l’educatore cerca di fare del suo lavoro “un’opera d’arte”, organizzando artisticamente gli spazi, i tempi, i ritmi del suo insegnamento, ricercando nel suo operare quotidiano quelle intuizioni che gli permettano di fare la cosa giusta al momento giusto. Il momento didattico deve accompagnare il bambino prima e il ragazzo poi in un processo in cui si coniughino scienza ed arte: il mondo viene presentato per immagini, rintracciando i fili che collegano le cose tra loro e all’uomo stesso, ritrovando ciò che le cose e gli esseri sono ed esprimono prima di venire catalogati, definiti, analizzati; solo in un secondo tempo si arriva alla sistematizzazione scientifica. L’atteggiamento artistico riveste pertanto un ruolo fondamentale in tutto il ciclo I-VIII; è qualcosa di più di una semplice aggiunta di attività musicali, recitative, pittoriche, di modellaggio, di scultura, di euritmia, che pure sono ampiamente presenti nel curricolo. Tutte queste attività, assieme a quelle manuali, sviluppano infatti nel tempo qualità che prevengono il rischio di un precoce indurimento, di un’anticipata cessazione della creatività, di una diminuzione delle forze complessive del giovane in un’età successiva, come invece può risultare da un apprendimento legato prevalentemente allo strumento del pensiero. Attività interiore dell’insegnante è quella di costruirsi lui un collegamento forte e vivente con le materie che insegna: egli non deve solamente conoscerle, ma renderle parte di se stesso. Deve immergersi nella disciplina a tal punto, da ottenere un collegamento personale con essa. L’insegnante deve preparare la conoscenza e presentare esperienze che stimolino l’attività interiore e l’interesse degli allievi, al fine di rendere l’esperienza cosciente attraverso la discussione, il richiamo, la relazione e la formazione di concetti. Questa è la base della sua autorità. Mentre il bambino piccolo imita l’attività interiore ed esteriore dell’insegnante in modo non cosciente, lo scolaro deve imparare ad imparare dall’insegnante. Il maggior vantaggio di avere un insegnante di classe ed un gruppo di insegnanti di materia per molti anni durante questo periodo scolastico è proprio quello di poter sperimentare progressivamente come gli adulti interpretino il mondo, mostrando come entrarvi. Nelle prime classi questo è un processo condotto principalmente dal maestro; a mano a mano che gli allievi crescono, si intensifica l’attività propria, guidata autonomamente. L’intervento dell’insegnante in classe si riduce, aumenta invece la sua preparazione.

Con la pubertà, alle soglie del III settennio, si ha un ulteriore importante cambiamento nell’essere umano. Le capacità del pensiero logico, del ragionamento astratto e del giudizio individualizzato si manifestano ora sempre più prepotentemente e possono diventare il principale mezzo per il proseguimento dell’educazione. Va stimolata e sviluppata la fantasia del ragazzo e della ragazza, che dovrebbe compenetrare continuamente la nascente forza di giudizio. La ricerca di un armonico rapporto tra la forza di fantasia e le facoltà dell’intelletto, è alla base del progetto pedagogico Steineriano. I ragazzi e le ragazze cominciano a porsi delle domande sul loro inserimento nel mondo e vogliono conoscerlo anche nei suoi aspetti più pratici e concreti. I loro percorsi evolutivi si differenziano fortemente, e all’educatore viene posto il compito di presentare la stessa materia così che possa nutrire gli uni e gli altri. Il rapporto tra alunno e insegnante, improntato sul senso di una naturale autorevolezza, si trasforma: l’insegnante assume una posizione meno preminente, il numero dei docenti cresce e l’alunno inizia a coltivare rapporti con più persone di riferimento.

I settenni – note antropologiche

 

Primo settennio

Nel bambino piccolo le tre facoltà del volere, del sentire, del pensare sono frammiste, quasi indistinte e vissute nell’ambito corporeo; la bontà, la bellezza e la verità, nonché i loro contrari, di ogni cosa e di ogni evento, sono per lui un tutt’uno. Il bambino si avvicina alle cose ed agli esseri o da essi rifugge a seconda che li viva come buoni o cattivi. Compito dell’educazione è quello di accompagnare gradualmente l’emancipazione di queste forze del bambino dalla sfera puramente organica, affinché il suo “io”, la sua individualità centrale, possa guidarle in età adulta secondo libertà. Mentre nell’animale i processi organici e la struttura degli organi ereditati danno luogo al comportamento proprio della specie, nell’uomo avviene il contrario: è il corpo che si adatta all’io. Durante la prima infanzia, in relazione al modo in cui il bambino acquisisce la stazione eretta, la facoltà del linguaggio e del pensiero, si attua una liberazione graduale dai condizionamenti ereditati: si manifesta così l’individuo e non la specie. Un’osservazione attenta può facilmente confermare come il bambino piccolo viva sempre nel movimento: assorbente più di una spugna, egli imita e accoglie tutto, senza selezioni, senza filtri, senza difese. Da qui l’enorme responsabilità morale degli adulti che gli vivono accanto: infatti il bambino non dispone di alcuna facoltà critica, di alcuna metodologia di giudizio per imparare a vivere e a discernere quello che va fatto da quello che è meglio non fare. La tendenza della civiltà moderna, che vive nell’affanno e nell’accelerazione e dunque si trova costretta ad anticipare anche i ritmi naturali dell’essere umano, sta andando nella direzione di attivare al più presto nel bambino le forze dell’intelletto, cosicché “capisca”, si “renda conto” velocemente di come vanno le cose. Questa illusione deriva da una errata lettura della natura umana: l’intelligenza del bambino, infatti, nella prima infanzia non è orientata verso la comprensione intellettuale del mondo, ma si manifesta e agisce in quelle che normalmente noi chiamiamo “le forze della crescita” e che mai più, nel corso di tutta la vita, saranno così impegnate e organicamente presenti quanto nel primo settennio. Rudolf Steiner fa notare che le forze che fino a 6-7 anni servono per la crescita e la formazione della struttura corporea sono le stesse forze che in 16 seguito verranno impiegate per le funzioni cognitive ovvero, per ciò che comunemente chiamiamo “apprendimento”. Nel bambino vanno quindi primariamente comprese la natura volitiva (il fare), da un lato, e la fantasia, dall’altro. Proprio partendo da queste dimensioni dell’essere che gli sono consone, potrà in seguito appropriarsi, in modo sano, anche del pensare logico-astratto.

Secondo settennio

Quando il bambino entra nell’età scolare, la capacità pensante inizia ad emanciparsi dalla vita puramente biologica. Il legame immediato ed imitativo del bambino col mondo gradualmente recede e lascia spazio a una nuova forma di rapporto con la realtà, sempre più cosciente. Dall’inizio del percorso scolastico fino alle soglie della pubertà (con momenti significativi che ad es. a 9 e 12 anni comportano passaggi di rilievo) l’essere umano guarda la realtà con gli occhi dell’artista: egli non classifica o giustappone con pedanteria gli elementi, ma osserva il mondo come fosse un unitario organismo vivente. Per questi motivi la pedagogia Steineriana procede dalla prima alla ottava classe contessendo d’arte le varie discipline: arte intesa non come una semplice aggiunta di attività musicali, recitative, pittoriche, di modellaggio, di scultura, di euritmia – che pure ci sono – ma soprattutto come arte insita nel modo stesso di presentare le varie discipline. Lavorare per immagini, rintracciare i fili che collegano le cose tra di loro e all’uomo stesso significa ritrovare ciò che le cose e gli esseri sono ed esprimono prima di venire catalogati, definiti, analizzati. Come la lingua madre si impara ben prima di studiare la grammatica, che pure ne costituisce lo scheletro, così tutte le discipline vengono proposte in modo creativo e ricco di immagini per giungere in un secondo tempo alla sistematizzazione scientifica. Pur perseguendo gli obiettivi di apprendimento indicati nelle attuali disposizioni ministeriali, il raggiungimento di questi obiettivi è scandito con tempi leggermente modificati, in base all’impianto pedagogico e alle tappe evolutive del bambino. La pedagogia Steineriana quindi tiene in considerazione la particolare qualità del pensare acquisita dall’alunno in ogni fase di crescita, affinché fra insegnante e allievo si instauri un colloquio fecondo per l’apprendimento. Per tutto il percorso formativo i rapporti umani, sia con gli insegnanti sia con i compagni, sono improntati allo sviluppo di un’armonica vita sociale. Pertanto nel bambino esiste una naturale capacità di interazione anche con i coetanei diversamente abili, facilitandone l’integrazione a tutti gli effetti, anche attraverso molteplici attività di carattere pratico, artistico, ludico. In questa ottica viene data molta importanza ad una disposizione ad accogliere ed integrare bambini provenienti da culture diverse, consci che l’opportunità offerta dall’interazione arricchisce il bagaglio culturale di tutti gli attori. Essendo l’essere umano, in questa fase evolutiva, spontaneamente un vero ecologista e anche un essere volto alla socialità e alla tolleranza, nella nostra scuola vengono potenziate tali naturali disposizioni per la formazione di una solida base atta allo sviluppo dell’educazione alla convivenza civile e alla cittadinanza attiva.

4. Finalità educative

Per comprendere la pedagogia steineriana occorre avvicinarsi alla concezione generale dell’uomo e del mondo che Rudolf Steiner ha sviluppato nella sua opera. La pedagogia steineriana lavora ad un'armonizzazione del bambino, come uomo in divenire, nelle sue tre parti costitutive: corpo, anima e spirito. Questa armonizzazione è favorita, nei diversi momenti di crescita, da un piano di studi, elaborato da Rudolf Steiner, per seguire il bambino nei suoi diversi stadi evolutivi stimolando importanti esperienze di sviluppo. “Favorire la crescita sana e armoniosa di ogni bambino”. Il piano di studi delle scuole Steineriane presuppone ed individua un ritmo universale dello sviluppo dell’essere umano che diviene guida e supporto per l’individuazione dei tempi per porre compiti, sfide e sostegni adeguati a sviluppare nuove abilità, ponendosi così come “impalcatura” della crescita di ogni individuo. Il suo fine è quello di aiutare una crescita sana ed armoniosa, lavorando anche con le famiglie, al fine di potere offrire ad ogni bambino la possibilità di esprimersi come individuo nel sociale.

Sostenere la realizzazione delle potenzialità e la valorizzazione dei talenti di ogni bambino”. Ogni bambino porta con sé predisposizioni e talenti individuali; compito dell’insegnante è favorirne l’autonomo sviluppo, creando le condizioni affinché possano esprimersi. L’insegnante è chiamato a modulare il piano di studi generale in funzione dei diversi bambini che formano il suo gruppo classe. La preparazione iniziata nei seminari di formazione, e che continua come processo vivente, attraverso lo studio e l’approfondimento collegiale, rende possibile ad ogni insegnante coltivare queste qualità.

Sviluppare curiosità, interesse e amore per il mondo. Imparare ad imparare dalla vita”. Centrale nella pedagogia di Rudolf Steiner è la consapevolezza che tutto il percorso dalla prima all’ottava classe è finalizzato ad avvicinare l’essere del bambino alla comprensione del mondo che lo circonda e a fornirgli gli strumenti per imparare dalla vita. Il mondo viene presentato al bambino, non attraverso nozioni e concetti ma attraverso immagini ed esperienze adeguate alla sua tappa di sviluppo dalle quali possa maturare quelle conoscenze e quelle abilità che gli permetteranno di rimanere attivo nei suoi futuri processi di apprendimento.

Accompagnare lo sviluppo di individualità autonome e libere da condizionamenti che sappiano mettere i propri talenti al servizio della società”. Lo sviluppo di capacità di apprendimento autonome, l’interesse per il mondo, la condivisione delle esperienze in una classe, sono il terreno adatto a favorire lo sviluppo delle capacità sociali di ogni alunno. I bambini imparano da e con gli altri a condividere le esperienze in un ambiente rigorosamente non competitivo ed eterogeneo, sviluppando capacità di collaborazione ed imparando ad apprezzare il contributo di ognuno. Ciò è reso possibile: a) dalla pratica di un metodo di lavoro che porti tutta la classe insieme verso la conquista di nuove abilità, che prevenga l’abbandono e la dispersione scolastica, garantendo il diritto allo studio e le pari opportunità di successo formativo; b) dalla valorizzazione di discipline e attività socializzanti quali la musica, il coro-orchestra, la drammatizzazione e la recitazione, l’euritmia, nell’ambito della sperimentazione ed innovazione didattica che nasce da una formazione permanente degli insegnanti; c) da un Sistema di Valutazione che consideri in primo luogo lo specifico percorso educativo e istruttivo del singolo allievo nel tempo.

Ricercare il risveglio verso il mondo e i compiti che questo richiede”. La prassi educativa della pedagogia Steineriana, che mira a sviluppare e potenziare le capacità intellettuali curando allo stesso tempo le forze creative e la formazione del carattere, vuole nel lavoro con gli adolescenti sviluppare una serie di competenze: far scoprire al giovane la propria personalità; rinvigorire la sua capacità di giudizio e di discernimento; coltivare la sua volontà morale basata sulla conoscenza; attivare capacità che rendano l’individuo creativo e flessibile in campi non solo scolastici. L’affinamento di capacità che favoriscano l’affermarsi nella società non è teso però ad accentuare le tendenze egoistiche presenti nell’individuo, ma presuppone la possibilità di mettere al servizio degli altri ciò che si è acquisito. Per questo nella scuola viene costantemente esercitata e potenziata una competenza sociale.

5. La valutazione

I genitori ricevono periodicamente una relazione che riguarda il comportamento e i progressi del bambino in ogni ambito: non si fa quindi una semplice valutazione di merito o di rendimento, ma si cerca di inserire questi aspetti come sfondo di una considerazione più generale dello sviluppo dell'allievo. La valutazione è uno strumento che serve a monitorare i progressi del singolo alunno rispetto a se stesso, e non deriva dal confronto con gli altri alunni della stessa classe. Al bambino viene consegnata una breve storia o una poesia che rispecchi metaforicamente il suo carattere, i suoi talenti, le sue qualità e fornisca suggerimenti che in prospettiva lo aiutino a progredire. Il documento di valutazione ufficiale è destinato solo ai genitori. L’attività di valutazione ha a che fare con l’osservazione e l’annotazione dello sviluppo dell’alunno e serve a portare a coscienza e a comprendere i bisogni educativi ed istruttivi dello stesso. Nella valutazione si cerca così di far emergere un’immagine dell’individualità dell’alunno con le sue qualità e difficoltà, sulla base di un’etica che eviti la comparazione con altri, e dovrebbe quindi cercare di esprimere elementi diagnostici e propositivi volti ad interventi futuri. Così, sia per l’alunno che per gli educatori, la valutazione costituisce l’occasione di un nuovo inizio e facilita i momenti di transizione (per esempio tra il primo ed il secondo quadrimestre). In questo senso diventa più che mai necessario costruire un buon rapporto con le famiglie per poter illustrare e far comprendere gli obiettivi della pedagogia Steineriana e i criteri di valutazione che ne scaturiscono, e quindi entrare in un dialogo che sia veramente fruttuoso per l’educazione dei loro figli. La valutazione mira a rendere visibili capacità e qualità maturate o in via di sviluppo, per esempio la competenza in un certo ambito, o le abilità1 specifiche acquisite. Molte facoltà dell’alunno si manifestano solo attraverso attività e dialoghi contestualizzati, ed è quindi molto più proficuo procedere alla valutazione avendo osservato l’alunno in una molteplicità di situazioni ed impegni, piuttosto che attraverso l’utilizzo di metodi di verifica che siano slegati da un contesto reale. Occorre portare l’alunno gradualmente a riflettere sul lavoro fatto, sul proprio operare, sui suoi atteggiamenti verso le attività, i compagni, i suoi insegnanti, ecc. Naturalmente, il bambino nei primi anni di scuola non può esprimere un’auto-valutazione oggettiva e quindi si deve intraprendere con lui un percorso di dialogo individuale, affinché impari gradualmente ad osservarsi nel lavoro e nelle azioni in generale. In sintesi, un metodo di valutazione basato su criteri di osservazione della processualità del percorso individuale diventa uno strumento autorevole di supporto ad uno sviluppo sano dell’alunno. Il processo di valutazione deve essere condiviso, coordinato, costante e preciso per dare un quadro organico del percorso svolto da ogni singolo alunno e delle prospettive propositive di sviluppo. Il metodo di valutazione tiene in considerazione il percorso educativo e di apprendimento del singolo alunno. Il lavoro di valutazione viene fatto dagli insegnanti del Consiglio di Classe, tenendo conto che il percorso per arrivare ad un metodo di valutazione è condiviso e responsabilità del collegio degli in segnanti.

6. Sostegno, accompagnamento e recupero

Laddove ci sia necessità, viene messo a punto un sostegno in classe o fuori classe, programmato dal consiglio di classe, con gli insegnanti di sostegno, o insegnanti preposti, e condiviso con la famiglia. Tale programma prende la forma di un piano educativo individualizzato (PEI) o piano didattico personalizzato (PDP), e prevede mete verificabili a breve, media e lunga scadenza.

7. La formazione dell'educatore e degli insegnanti

La premessa di una scuola che ha tra le sue finalità principali l’educazione permanente dell’essere umano, è quella di un’approfondita preparazione degli insegnanti. A tale scopo sono stati istituiti specifici corsi di formazione biennali o triennali che abilitano all’insegnamento nelle scuole Steiner-Waldorf in tutto il mondo. In tali corsi è previsto lo studio dell’antropologia di Rudolf Steiner, come base della pedagogia, della didattica e della metodologia di insegnamento nelle varie fasi evolutive. Si approfondiscono i contenuti del Piano di Studi, la didattica e le tecniche della buona pratica d’insegnamento. Parte integrante dei corsi sono l’approfondimento delle attività artistiche e manuali e periodi di tirocinio presso scuole Steiner-Waldorf in Italia e all’estero. In Italia sono presenti diversi corsi di formazione riconosciuti dalla Federazione delle Scuole Steiner-Waldorf, di cui alcuni riconosciuti come Enti Formatori accreditati presso il Ministero dell’Istruzione (MIUR).

Alla formazione iniziale segue un costante lavoro di ricerca ed aggiornamento gestito dagli stessi centri di formazione, dalle associazioni nazionali competenti e dalle singole scuole. Nei corsi di formazione viene dato ai discenti l’impulso all’autoeducazione, nella convinzione che educare presuppone un esercizio continuo di autoeducazione da parte dell’adulto.

Una finalità dell’autoeducazione è creare le condizioni affinché il bambino ed il giovane possano vivere in ambienti sereni ed apprendere con vivo interesse, in virtù della freschezza e dell’entusiasmo con cui gli educatori portano le materie di insegnamento. Nei primi anni di scuola l’insegnante deve sviluppare una sensibilità particolare per ciò che è affine all’essere del bambino, così da coglierne le domande evolutive e saper rivestire il suo insegnamento della creatività necessaria per trovare strumenti, linguaggi ed attività rispondenti al grado di coscienza degli alunni.

Quando i ragazzi, in adolescenza, iniziano a rivolgere la loro attenzione verso il mondo, manifestando domande di interesse, è di fondamentale importanza per il loro sviluppo che essi si trovino davanti adulti capaci di condurli con motivazioni e con attività specifiche che li avvicinino gradatamente alla comprensione delle grandi tematiche relative alla società contemporanea.

Laddove un insegnante ricerca l’onestà interiore e l’autenticità, queste traspariranno nel suo operare, imprimendo nell’animo degli alunni il germe di queste qualità. Grande importanza riveste per l’insegnante la pratica di riflessione sul proprio operato, in modo da poter rimodellare opportunamente l’intervento verso l’intera classe e verso il singolo alunno.

Nella comunità educante è il collegio docenti che porta la responsabilità della conduzione pedagogica. È all’interno di esso che ogni membro si assume liberamente la responsabilità individuale verso il compito che il collegio gli affida. Fondamentale tra le attività del collegio è la «formazione permanente» mediante l’approfondimento e la ricerca pedagogica e didattica. Attraverso la rielaborazione continua del piano di studio e della pratica di insegnamento, per mantenerli aderenti alla domanda educativa, si sostanzia e si edifica l’identità e l’etica pedagogica della scuola stessa.

Una attività che caratterizza la riunione del consiglio di classe è il «colloquio pedagogico».

Obiettivo di tale attività è il miglioramento dell’intervento educativo e formativo nei confronti di un allievo che manifesta bisogni particolari: partendo dalle osservazioni individuali nelle singole discipline e nel comportamento, si tenta di individuare talenti ed impedimenti dell’allievo considerato. Questo consente di coordinare, qualora si riveli necessario, percorsi educativi personalizzati e specifiche modalità di intervento.

8. Il piano di studi e gli obiettivi pedagogici e didattici

La nostra concezione della scuola prevede che il bambino debba essere principalmente guidato verso la propria autoeducazione. Siamo convinti che il bambino non sia un vaso vuoto che debba essere riempito di cognizioni e di astratti principi morali. Il bambino è sempre sulla strada della propria autoeducazione, e insegnanti e genitori hanno il compito di guidarlo verso la propria autorealizzazione. Questo non significa lasciarlo a se stesso, ma al contrario, significa dargli il giusto “nutrimento”, e il giusto “orientamento”. Per fare ciò occorre osservare continuamente il bambino, e dall’osservazione ricavare gli strumenti atti al suo sostegno.

L’istruzione è dunque uno strumento che va ricondotto entro un più ampio contesto educativo. Ogni esperienza è quindi una possibilità educativa, e il bambino dovrà vivere il suo contesto scolastico facendo “esperienze” sensate, costruttive, ampie. La didattica dovrà diventare il luogo dove il bambino sperimenterà e farà “esperienza”. Solo l’esperienza si radica nella memoria e diventa acquisizione concettuale. La sola acquisizione concettuale, priva di esperienza, è destinata a cadere nell’oblio, e non genera nel bambino alcun vissuto. Ogni vissuto invece si trasforma in conoscenza, e diventa utile per tutta la vita.

La didattica non è un fine, che deve essere conseguito con ogni mezzo, ma un mezzo, che deve portare al fine di risvegliare nel bambino i suoi talenti, edificarli, farli maturare.

Il talento dovrà essere fatto emergere, ma anche andrà sostenuta la capacità del bambino di affermare il suo talento nel mondo. Coltivare una sana socialità, sin dai primi anni dell’asilo, sarà dunque uno dei compiti principali dell’insegnamento. La società è lo spazio dove l’essere umano incontra l’altro da sé, accoglie l’altro e si fa accogliere. Scrive Emmanuel Levinas: “la nuova cattedrale è lo spazio tra me e l’altro”.

La didattica nella nostra scuola dunque sarà caratterizzata dall’essere sempre esperienziale, e i contenuti della didattica saranno adeguati al momento evolutivo che il bambino, di volta in volta, vive.

L’insegnamento deve suscitare entusiasmo, gioia di apprendere, desiderio di andare nel mondo portando con sé il proprio bagaglio di esperienze e il proprio talento.

L’ultimo aspetto, ma non il meno importante, che guida l’insegnamento nella nostra scuola è quello igienico. L’insegnamento deve essere salutare, rispettare le modalità di crescita del bambino, adeguarsi ai suoi ritmi vitali. Viene perciò elaborata una didattica che prevede un ritmo di insegnamento che alterni momenti di apprendimento a momenti di lavoro artistico e artigianale, in cui il bambino possa attraverso le proprie mani vivificare la sua persona, e impari a “fare”, ad essere abile con le mani, al fine di acquisire autostima, fiducia in se stesso e nelle sue capacità.

Il piano di studi qui presentato è ampiamente condiviso nelle sue linee generali a livello nazionale e internazionale da tutte le scuole steineriane e di ispirazione steineriana.

La scuola elementare

Il primo settennio e la maturità scolare

Nel periodo tra il sesto e il settimo anno di vita, il bambino è maturo per iniziare un percorso di apprendimento.

Nel primo settennio egli ha costruito la propria corporeità, ha acquisito la spazialità delle tre dimensioni, ha costruito i suoi organi interni e i suoi organi di senso. Ha coltivato la fantasia e l’immaginazione, ha goduto del giusto tempo per “giocare”. Nel gioco egli ha imparato a dispiegare fuori di sé la sua immaginazione, si è dato delle regole, ha creato delle regole per sé e per i suoi compagni di gioco, ha lavorato con le sue mani per costruire casette, castelli, strade, ponti, fiumi dove navigano barche, e così via.

Durante il periodo dell’asilo ha condiviso con i suoi compagni momenti di socialità importanti, come il mangiare insieme, i girotondi, l’ascolto di una fiaba.

Insieme con i maestri ha curato l’orto, piantando con le sue manine le piantine, e innaffiandole. Ha dato da mangiare agli animali e con gioia li ha accarezzati, ha giocato nel parco dell’asilo correndo e saltando in libertà.

Attraverso la facoltà imitativa ha vissuto i suoi anni di asilo interiorizzando con entusiasmo i gesti e le azioni dei maestri, dei suoi genitori e dell’ambiente circostante.

Ciò che ha caratterizzato il bambino nel periodo dell’asilo è stato la sua gioia per il mondo, in cui era immerso come un tutt’uno. Egli era unito al mondo, e il mondo era buono e fonte di gioia.

Già con l’arrivo del quinto/sesto anno di età il bambino in asilo comincia a provare i primi momenti di “noia”, l’asilo comincia a stargli un po’ stretto, e comincia a cercare nuovi stimoli. I maestri allora daranno al bambino dei compiti speciali, che gli diano la giusta soddisfazione, e il ruolo che gli spetta. L’ultimo anno di asilo, per i bambini più grandi è spesso chiamato “l’anno del re”, perché il bambino è il grande della classe, colui a cui gli altri bimbi guardano con ammirazione, e che cercano come loro riferimento nel gioco.

La valutazione della maturità scolare:

Durante questo ultimo anno di asilo i maestri, insieme con il medico scolastico e con i genitori, valuteranno la sua maturità per il periodo scolare che sta sopraggiungendo.

I criteri per la maturità scolare sono vari.

La crescita fisica è solo il primo aspetto, il più esteriore. Il bambino ha iniziato a cambiare le proporzioni del suo corpo, gli arti si allungano, e la testa è meno prominente. Dal capo infatti, le forze formative stanno scendendo verso il restante organismo, formandolo. In questa crescita il capo e il restante organismo, torace e membra entrano in una sorta di conflitto di forze, la cui manifestazione è il cambio dei denti da latte, e il sorgere dei denti definitivi. La dentizione è la manifestazione esteriore di questo momento evolutivo sopra descritto, ed è un primo segnale che, fisicamente, il bambino è sulla strada per la maturità scolare.

L’altro aspetto è al confine tra il fisico e l’animico-psichico, ed è l’acquisizione delle dimensioni spaziali e la lateralizzazione degli arti. Il bambino ha il pieno possesso del proprio corpo, tanto da dominare le dimensioni dello spazio con sicurezza; egli sa “orientarsi” nello spazio, e in questa conoscenza non è solo il corpo che è coinvolto, ma anche la sfera “cognitiva” del bambino, come quella “emozionale”. Con l’acquisizione delle tre dimensioni è correlata l’acquisizione della lateralizzazione degli arti dominanti. Il bambino sceglie definitivamente quale deve essere la mano con cui scrivere, impugnare un arnese, la gamba con cui dare il via ad un salto o alla corsa, l’occhio con cui vedere da un cannocchiale, e così via. L’acquisizione definitiva di questo aspetto è importante perché si riflette sul piano cognitivo e su quello motorio.

Un terzo aspetto è la maturazione della sua vita interiore, dei suoi sentimenti, e della sua coscienza del mondo. Un bambino che è pronto per entrare nel mondo della scuola comincerà a sentire che il suo sé e il mondo non sono poi così uniti e indissolubili; sorge in lui il bisogno di fare come fanno gli adulti, di entrare in relazione con gli adulti in modo diverso.

La maturità scolare è tuttavia un evento complessivo, che riunisce insieme molti aspetti a volte incastrandoli l’un dentro l’altro, e non si può valutare solo un singolo aspetto; la valutazione della maturità del bambino deve essere fatta considerandolo nel suo intero essere. Il maestro, in accordo con i genitori, può decidere di accogliere un bambino anche se non tutti i processi sono compiuti, sapendo che con l’anno potranno essere recuperati, integrati, in un cammino complessivo di maturazione. La valutazione per la maturità scolare di norma inizia da gennaio, e viene condotta dai maestri e dal medico scolastico.

La prima classe elementare

Il primo anno di scuola è come una porta, che da un lato chiude con il passato, e dall’altro apre verso il futuro. Il bambino in prima classe sosta proprio sotto l’architrave di questa porta, con un piede nel primo settennio, e l’altro nel secondo.

Molte cose cambiano a scuola intorno a lui. L’ambiente è sempre caldo e accogliente, ma non ci sono più i giochi con cui tutti i giorni aveva dato vita al suo mondo interiore. Su una parete è fissata una grande lavagna nera, e di fronte un tavolino, con le cose del maestro.

Alle pareti stecche di legno che ospiteranno i numerosi lavori dei bambini. Invece delle panchine, ci sono delle grosse e pesanti panche di legno, disposte in cerchio. Non ci sono i banchi, come nelle altre scuole, perché il bambino non ha ancora perso il suo istintivo rapporto con il movimento, ha bisogno di muoversi liberamente, di dare forma allo spazio. Le grosse panche si usano infatti come dei tavolini, per scrivere (sono più alte di quelle dell’asilo), disegnare, e dipingere, ma anche per giocare costruendo case, percorsi a ostacoli, ponti sollevati, e molto altro. Il maestro le usa anche per fare dei percorsi di equilibrio e movimento, e lascia che i bambini contribuiscano con le loro idee a costruire i percorsi, muovendo e spostando le panche a piacimento.

Le classi che usano queste panche sono anche chiamate “classi in movimento”, per la loro capacità di lasciare che i bambini vivano il movimento sperimentando però ordine e forma.

Dunque i bambini in prima hanno ancora bisogno di “muoversi”, ma anche hanno bisogno di essere vivificati nella capacità di immaginare, usare la fantasia, vivere nell’entusiasmo. Questa è la ricca eredità che si portano dietro dall’asilo e che per tutta la prima classe sarà il fuoco interiore che il maestro deve tenere sempre acceso.

Ciò che invece è del tutto nuovo è l’apprendimento. I bambini sono invitati alla lavagna, è chiesto loro di scrivere, leggere, fare di conto. Il maestro propone loro lavori con le mani, come fare la maglia, modellare, dipingere, dando vita a creazioni nuove.

Finalità didattiche della prima classe saranno quindi quelle di dare al bambino una prima base degli elementi di letto scrittura, di calcolo a mente e scritto, di riuscire a raccontare in modo semplice un avvenimento accadutogli o una breve storia, di entrare in relazione con i primi elementi artistici ed espressivi, come il disegno, la pittura, i primi piccoli lavori manuali.

Le finalità pedagogiche saranno invece quelle di consentire al bambino di relazionarsi positivamente con l’ambiente sociale, di relazionarsi attivamente con gli altri, di creare in lui entusiasmo per il mondo e per la conoscenza.

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